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Assonebb propone alcuni web seminar sull’educazione finanziaria

Assonebb propone alcuni web seminar di educazione finanziaria, realizzati nel 2016, su alcuni temi quali: benessere, innovazione, lavoro, produzione e risparmio rivolti ai docenti  delle scuole superiori e individuati dal coordinamento nazionale dei professori di materie socio-economiche (LES).

L’Associazione nasce nel 2005 a seguito della trasformazione dell’Istituto per l’Enciclopedia della Banca e della Borsa SpA, fondato nel 1972 a cura di un gruppo di banche, tra cui la Banca d’Italia. Si occupa di supportare lo sviluppo della conoscenza e della cultura bancaria e finanziaria, la ricerca nei temi dell’economia, finanza e promuove l’educazione finanziaria.

Tra le rilevanti iniziative di carattere editoriale e divulgativo realizzate, da citare è il Dizionario di Banca, Borsa e Finanza, digitalizzato e consiltabile sul sito web Bankpedia.org, primo dizionario enciclopedico per numero di visitatori in lingua italiana sui temi di banca, borsa e finanza, con oltre 6.000 voci in italiano e 500 in inglese.

Tutte le iniziative dell’associazione mirano a rendere più accessibile al pubblico un ampio patrimonio di conoscenze nel campo della finanza, con cui il cittadino, lo studente e l’imprenditore devono frequentemente confrontarsi.

I web seminar

Clip di presentazione del progetto

Risparmio (video sintesi video integrale), realizzato da Rocco Ciciretti (Università di Roma Tor Vergata)

Lavoro (video sintesivideo integrale) realizzato da Nicola Borri (Luiss G. Carli)

Innovazione (video sintesivideo integrale) realizzato da Nicola Borri (Luiss G. Carli)

Benessere (video sintesi – video integrale) realizzato da Fabio Pisani (Università di Roma Tor Vergata)

Produzione (video sintesi video integrale) realizzato da Claudio Vicarelli (ISTAT)

Informazioni sui wed seminar di Assonebb

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Educazione finanziaria: una nuova rilevazione sulle iniziative italiane

Pubblicati i dati della nuova Rilevazione sulle iniziative di educazione finanziaria in Italia nel triennio 2012-14 , che aggiorna le precedenti del 2010, 2011 e 2012 ed è promossa dalle Autorità di vigilanza – Banca d’Italia, Consob, COVIP e IVASS – insieme al Museo del Risparmio, alla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e alla Fondazione Rosselli, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e il Ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca (MIUR).

L’indagine documenta la frammentazione delle iniziative di educazione finanziaria, molte delle quali con un numero di partecipanti modesto. Per il triennio 2012-14 sono state censite 206 iniziative, promosse da 256 soggetti. In quasi i due terzi dei casi i programmi hanno coinvolto nel triennio meno di 1.000 persone; solo una iniziativa su dieci si è rivolta a più di 10.000 partecipanti.

Le iniziative censite sono risultate molto eterogenee: alcune, definite di educazione, hanno previsto un vero programma formativo; altre, definite di sensibilizzazione, si sono limitate in molti casi alla condivisione di materiale informativo. Il web è risultato il principale veicolo di promozione, con rischi di esclusione per fasce della popolazione rilevanti. Sebbene sia complesso quantificare le risorse totali destinate all’educazione finanziaria, è emerso che solo pochi programmi hanno previsto un significativo impegno economico. I principali promotori sono stati il mondo finanziario, la scuola e le associazioni, che spesso hanno collaborato tra loro per la realizzazione dei materiali e delle attività didattiche. Il concorso di vari soggetti ha posto le basi per lo sviluppo di iniziative adeguate sotto il profilo sia specialistico sia pedagogico e cognitivo.

Una delle maggiori criticità evidenziate dall’indagine è rappresentata dalla carenza di valutazioni sulla capacità delle iniziative di incrementare le conoscenze e incidere sui comportamenti. Oltre la metà dei programmi non ha previsto alcuna forma di monitoraggio; dove condotto, esso si è limitato per lo più a raccogliere informazioni sul grado di coinvolgimento e soddisfazione dei partecipanti. Ciò rende difficile condurre un’analisi costi benefici e complessa l’identificazione delle migliori prassi.

Gli obiettivi delle iniziative censite, pure modulati sull’età dei discenti, mostrano un approccio all’alfabetizzazione finanziaria che riconosce l’importanza di acquisire sia le conoscenze sia la capacità di mettere in pratica quanto appreso. La quasi totalità dei programmi ha introdotto i ragazzi ai concetti finanziari elementari; con gli studenti della scuola secondaria di secondo grado sono state più frequenti le attività tese a potenziare le competenze; con i più piccoli i docenti hanno sviluppato il valore della legalità e la consapevolezza nell’uso del denaro. Soprattutto le iniziative di più ampia dimensione hanno mostrato caratteristiche in linea con le migliori prassi internazionali: alla maggiore collaborazione tra esperti di materie finanziarie e docenti si è associata una più frequente attività di formazione dei formatori, migliore integrazione con i curricoli scolastici, materiali didattici moderni e diversificati, maggiore diffusione di monitoraggio e valutazione di impatto con tecniche controfattuali.

I temi trattati più frequentemente sono stati la gestione del budget, il risparmio, il legame tra rischio e rendimento e la previdenza complementare.

Sebbene alcune iniziative siano già frutto della collaborazione tra più soggetti, nella prospettiva di una strategia nazionale finalizzata ad accrescere la cultura finanziaria degli italiani appare essenziale uno sforzo di coordinamento tra i promotori per valorizzare sinergie e complementarietà delle molte iniziative esistenti, calibrare l’azione sui target di popolazione a priorità elevata, ricercare economie di scala e di scopo, monitorare i risultati in termini di acquisizione di conoscenze e competenze.

Scarica il Rapporto 2012-2014

Scarica il Rapporto 2012 “L’educazione alla cittadinanza economica nelle scuole italiane: il rapporto 2012”

 

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Il lavoro giusto ai nostri tempi. Una riflessione dal sito web “Che fare”

Fa’ il lavoro giusto è un interessante articolo tutto da leggere sul tema del lavoro e della qualità dell’occupazione, oggi al centro di molte riflessioni e preoccupazioni connesse all’inevitabile ascesa e affermazione della tecnologia all’interno di nuovi meccanismi di produzione del valore (Frey. Osborne-2013) click here for more info. L’approfondimento è stato pubblicato sul sito web di cheFare, un’associazione per la trasformazione culturale nata nel 2012 come bando da 100.000 euro per progetti culturali innovativi. Dal 2014 si occupa di produrre e aggregare pratiche concrete e riflessioni teoriche sui mutamenti culturali in corso e futuri.

L’approfondimento riflette sul passaggio a cui stiamo assistendo dalla figura centrale del cittadino-lavoratore a quella del cittadino-consumatore e su quale sia il lavoro giusto per ognuno di noi, inteso come quello che assicura una remunerazione equa a chi lo ha svolto, ma anche quello che corrisponde al bisogno di autorealizzazione della persona.

Quale visione può guidarci attraverso queste trasformazioni, in modo da valorizzare e non mortificare il ruolo del lavoro e cogliere come opportunità l’oggettivo potenziamento delle capacità umane di intervento sulla realtà? Di che tipologie di imprese ha bisogno il lavoro di oggi? L’innovazione sociale è una nuova strategia per rispondere ai bisogni sociali o uno stratagemma per tagliare il welfare in tempi di crisi?

Queste sono alcune delle domande a cui tentano di rispondere gli autori dell’approfondimento Fa’ il lavoro giusto, Paolo Venturi e Annibale D’Elia, che è possibile leggere nella versione integrale al seguente LINK del sito.

 

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OCSE-PISA 2015: si riduce il divario tra Italia e Paesi OCSE

I risultati della edizione 2015 di PISA (Programme for International Student Assessment), presentati il 6 dicembre 2016, ci raccontano una sensibile riduzione del divario tra il risultato conseguito e la media dei paesi OCSE. In particolare:

  • gli studenti italiani si sono collocati un po’ sotto la media PISA in scienze (481 punti contro 493) e in lettura (485 contro 493,  ma raggiungono la media in matematica (490), dove si è assistito a un miglioramento;
  • sono state confermate le forti differenze territoriali tra il Nord e il Sud e le Isole;
  • tra le eccellenze emergono in matematica e fisica i maschi piuttosto che le femmine e viceversa le femmine in lettura;
  • vi è un alto numero di studenti italiani con risultati inferiori alla media;
  • gli studenti italiani passano più tempo a scuola e sui libri: 29 ore in classe e 21 per i compiti a casa per un totale di quasi 50 ore a settimana, contro una media Pisa di 44 ore;
  • si registra un notevole assenteismo tra gli studenti italiani.

L’indagine è promossa dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) con l’obiettivo di misurare le competenze degli studenti in matematica, scienze, lettura e problem solving collaborativo. Per ogni ciclo di PISA viene approfondito un ambito in particolare. PISA 2015 ha avuto come dominio principale la literacy scientifica, ambito di rilevazione principale per la prima volta nel 2006, per la quale si intende: “il possesso di specifiche conoscenze in ambito scientifico e di specifiche abilità tipiche della conoscenza scientifica, ma anche la capacità di utilizzare in modo funzionale tali conoscenze e tali abilità per affrontare e risolvere problemi con cui abitualmente ci si trova di fronte in contesti di vita reale, quotidiana.”

Ecco i principali risultati, così come sono emersi alla Presentazione dell’Indagine internazionale 2015  OCSE PISA, il 6 dicembre 2016  a Roma.

 

In questo ciclo di rilevazioni l’Italia ha partecipato a queste altre opzioni internazionali:

  1. rilevazione delle competenze in ambito finanziario, o Financial Literacy. I risultati di queste prove verranno rilasciate successivamente. Le prove di Financial Literacy forniscono informazioni su conoscenze e capacità di comprensione di concetti di carattere finanziario e su abilità, motivazione e fiducia nei propri mezzi che consentono di applicare quelle stesse conoscenze per prendere decisioni efficaci in diversi contesti di carattere finanziario, per migliorare il benessere finanziario degli individui e della società e per consentire una partecipazione consapevole alla vita economica.
  2. rilevazione sulla familiarità degli studenti con le Tecnologie dell’’Informazione e della comunicazione (TIC);
  3. rilevazione sulle esperienze scolastiche passate (Educational Career);
  4. questionario insegnanti.

Come in ogni ciclo di PISA, la popolazione oggetto di indagine è quella degli studenti quindicenni; in ciascuna scuola coinvolta sono stati campionati fino a un massimo di 42 studenti.

Principali risultati generali

Principali risultati Italia

Esempi di prove PISA di scienze Fasciolo 1

Esempi di prove PISA di scienze Fascicolo 2

 

 

 

 

Sono stati, inoltre,  resi noti nello stessa giornata i risultati dell’indagine TIMSS Advanced (Trends in International Mathematics and Science Study – Avanzato) della IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement), indagine che ha come obiettivo la rilevazione degli apprendimenti degli studenti in matematica e fisica all’ultimo anno della scuola secondaria, che nella maggior parte dei Paesi partecipanti corrisponde al 12° anno di scolarità, mentre per alcuni Paesi, fra i quali l’Italia, corrisponde al 13° anno, ossia al quinto anno della Scuola secondaria di secondo grado.

Nel nostro Paese hanno partecipato 3318 studenti in 113 scuole secondarie di secondo grado. Poiché questa indagine riguarda gli studenti che seguono corsi di matematica di livello avanzato e di fisica, in Italia ciò ha significato il coinvolgimento dei Licei scientifici (per matematica e fisica) e degli Istituti tecnici – settore tecnologico (per matematica).

Principali risultati

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La fine del lavoro: l’evento di NeXt per la Nuova Economia

Trasformazioni rapidissime stanno cambiando il mondo del lavoro. Governare tali trasformazioni, nella direzione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, richiede una riflessione attenta sulle dinamiche della produzione, sulla leva che può attivare una domanda responsabile, consapevole della sua forza di mercato, e sul ruolo della finanza.
L’evento  La Fine del Lavoro. La sfida dei nipoti di Keynes al tempo del prosumer e della gig economy  intende proseguire l’impegno di NeXt, come Rete e insieme alle singole realtà, nel gettare le basi di un cambiamento negli obiettivi dell’attuale economia, favorendo così la creazione di condizioni per un benessere economicamente, socialmente ed ecologicamente sostenibile.
Nel corso dell’evento, infatti, che si svolge il 15 dicembre presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata (Aula TL – piano terra – Edificio Didattica), si intendono affrontare i temi del superamento del conflitto azienda/dipendente, delle nuove opportunità del mercato del lavoro, oltre la CSR, degli aspetti sociali (tra cui il divario nord/sud), dei modelli di industry 4.0., delle nuove forme di ibridi organizzativi e il ruolo della finanza etica per l’innovazione sociale.
I relatori lavorano su un Position Paper che ragiona sui tre capisaldi della Nuova Economia: produzione, consumo e risparmio responsabile,  che condividono preventivamente e al quale devono fornire una proposta integrativa al termine del dibattito. Gli studenti aprono i panel con la visione dei giovani sulle tre tematiche di riferimento e poi lasciano la gestione del panel al coordinatore.
Al termine del convegno segue il Cash Mob Etico insieme ad alcune imprese sostenibili del territorio laziale e alla loro rete di produttori, al fine di dare un segnale al territorio e sperimentare un gesto di consumo responsabile collettivo
Infine, viene presentata la nuova edizione di Prepararsi al Futuro, che vede, anche quest’anno, la collaborazione diretta di Istituti universitari e scolastici, in rete con le organizzazioni del territorio e aziende verso la sostenibilità.

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Matematica e Statistica, Materiali didattici, Proposte formative dai LES

Il peso dell’economia sommersa secondo l’ISTAT

 

Nel 2014, secondo l’ISTAT (Comunicazione del 16 ottobre 2016), l’economia non osservata (sommersa e derivante da attività illegali) vale 211 miliardi di euro, pari al 13,0% del Pil. Il valore aggiunto generato dalla sola economia sommersa ammonta a 194,4 miliardi di euro (12,0% del Pil), quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 17 miliardi di euro (1% del Pil).

Fra il 2011 e il 2014 il peso sul Pil dell’economia non osservata è passato dal 12,4% al 13,0%.

Il valore aggiunto generato dall’economia non osservata nel 2014 deriva per il 46,9% (47,9% nel 2013) dalla componente relativa alla sotto-dichiarazione da parte degli operatori economici. La restante parte è attribuibile per il 36,5% all’impiego di lavoro irregolare (34,7% nel 2013), per l’8,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8% alle attività illegali.

L’incidenza sul valore aggiunto dei flussi generati dall’economia sommersa è particolarmente elevata nei settori delle Altre attività dei servizi (33,6% nel 2014), del Commercio, trasporti, attività di alloggio e ristorazione (25,9%) e delle Costruzioni (23,5%).

Il peso della sotto-dichiarazione sul complesso del valore aggiunto prodotto in ciascun settore assume dimensioni importanti nei Servizi professionali (17,5% nel 2014), nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (13,8%) e nelle Costruzioni (13,2%). All’interno dell’industria, l’incidenza risulta marcata nelle attività economiche connesse alla Produzione di beni alimentari e di consumo (8,3%) e contenuta in quelle di Produzione di beni di investimento (2,7%).

La componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare è particolarmente rilevante nel settore degli Altri servizi alle persone (23,3% nel 2014), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (16,3%).

Nel 2014 le unità di lavoro irregolari sono 3 milioni 667 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 595 mila), in significativo aumento sull’anno precedente (rispettivamente +180 mila e +157 mila). Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro (ULA) non regolari sul totale, è pari al 15,7% (+ 0,7 punti percentuali rispetto al 2013).

Il tasso di irregolarità dell’occupazione risulta particolarmente elevato nel settore dei Servizi alla persona (47,4% nel 2014, 2,4 punti percentuali in più del 2013), seguono a grande distanza l’agricoltura (17,5%), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,5%) e le Costruzioni (15,9%).

 

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Lo sviluppo locale che vorrei: equo e sostenibile, VI edizione del concorso per le scuole

E’ in partenza la VI edizione del Concorso a premi  Lo sviluppo locale che vorrei: equo e sostenibile, rivolto alle scuole secondarie di secondo grado. Il concorso, che si svolgerà nell’anno scolastico 2016-2017 è promosso da Articolo Novantanove – Associazione per il Dialogo sociale, in partnership con ANP (Associazione Nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola) ed in sintonia con le iniziative promosse dall’ ISTAT per la promozione statistica e l’utilizzo degli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (i BES). Inoltre, il Concorso è realizzato con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, di ANCI, di Unioncamere, della Fondazione CON IL SUD, del Tavolo di Coordinamento del Forum MyBES.

Lo scopo del concorso è quello di orientare le giovani generazioni ad un approccio progettuale per uno sviluppo equo e sostenibile dei propri territori, dando un impulso a potenzialità non ancora espresse, con una loro ideazione e progettazione di impresa. Gli studenti, infatti, dovranno utilizzare i saperi ed i vissuti acquisiti nel percorso di alternanza scuola-lavoro e sperimentare metodologie e strumentazioni capaci di far meglio rilevare, comprendere, valutare le criticità della realtà in cui vivono.

Nella scorsa edizione, il primo premio è stato assegnato al progetto Fucina ES del Liceo Economico sociale Dante Alighieri di Ravenna.

Informazioni sul concorso

Il bando di concorso

Rapporto ISTAT BES 2015: Il benessere equo e sostenibile in italia

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Scienza in rete, il sito web per la cultura della scienza

Scienza in rete, il sito web del il Gruppo 2003 per la ricerca, affronta tutti i temi della scienza dall’Ambiente all’Astronomia, dalla Biologia alla Chimica, Fisica, Medicina, Politica della ricerca, Scienze matematiche, fisiche e naturali, Scienze sociali, Tecnologia e scienze applicate.

Le risorse proposte intendono promuovere la cultura della scienza e comprendono grafici, immagini, video, slides, pubblicazioni, oltre a una vasta  rassegna stampa.  I materiali, in lingua inglese, sono molto utili per la didattica interdisciplinare.

Tra i contributi disponibili sul sito, particolarmente interesssante è il volume che contiene tutte le relazioni sintetiche presentate nel corso  della Settima Conferenza della Società Europea per la Storia della Scienza (ESHS Conference), svoltasi a Praga dal 22 al 24 settembre 2016.

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L’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Pubblicato il Rapporto di ASviS

L’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. E’ stato appena pubblicato il rapporto curato dall’ ASviS, Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile, che contiene un’interessante analisi della situazione italiana rispetto ai 17 obiettivi sottoscritti dall’Italia all’ONU e ai 169 target indicati dall’Agenda 2030 e approvati un anno fa dai  193 Paesi aderenti alle Nazioni Unite. Una vasta gamma di impegni che riguarda obiettivi economici, sociali, ambientali ed istituzionali, che dovranno essere completamente affrontati e raggiunti da tutti i paesi del mondo entro il 2030.

“Con oltre 4,5 milioni di poveri assoluti, un tasso di occupazione femminile inferiore al 50%, oltre 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano; con investimenti in ricerca e sviluppo di poco superiori all’1% del PIL, tassi di abbandono scolastico del 27,3% per i figli di genitori meno istruiti a fronte del 2,7% per i figli di genitori in possesso di laurea e un rapporto tra ricchi e poveri tra i più squilibrati dell’area OCSE; con significative disuguaglianze di genere e un’inaccettabile violenza sulle donne (76 femminicidi dall’inizio dell’anno); un degrado ambientale forte soprattutto in certe zone del Paese e tutte le specie ittiche a rischio; con il 36% di persone che vive in zone ad alto richio sismico e un’alta mortalità a causa dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani; con una transizione troppo lenta alle fonti rinnovabili rispetto agli accordi di Parigi, l’Italia dimostra di essere ancora molto lontana dal percorso di sostenibilità delineato dall’Agenda 2030 e dagli impegni sottoscritti all’ONU un anno fa”, secondo il portavoce dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Enrico Giovannini.

Con l’adozione dell’Agenda 2030, il cui avanzamento viene monitorato dall’High Level Political Forum (HLPF) delle Nazioni Unite, infatti, non solo è stato espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, ma si è superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale, a favore di una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo.

Il primo Rapporto dell’ASviS su l’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, realizzato grazie al lavoro di decine di esperti delle associazioni aderenti e del Segretariato organizzati in 17 gruppi di lavoro, rappresenta la prima valutazione approfondita dei punti di forza e di debolezza del Paese rispetto agli impegni assunti di fronte al mondo.

 Il Rapporto

Introduzione, sommario ed Executive Summary in Italiano

Executive Summary (in English)

Materiali dell’evento di presentazione

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Education at a Glance 2016. Il report dell’OCSE sull’istruzione

L’struzione secondo l’Ocse: pubblicato”Education at a Glance 2016“, il report dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che, dal 1992, offre un resoconto periodico sullo stato dell’istruzione dei 35 paesi membri.

“Education at a Glace” analizza i sistemi di istruzione dei 35 Paesi membri dell’Ocse, oltre ad Argentina, Brasile, Cina, Colombia, Costa Rica, India, Indonesia, Lituania, Federazione russa, Arabia Saudita e Sud Africa. Evidenzia come, se l’obiettivo principale dei governi è di ridurre le disuguaglianze relative all’istruzione e di aumentarne gli investimenti, per garantire (Sustainable Development Goals) “un’istruzione inclusiva e promuovere opportunità di lifelong learning per tutti”, soltanto 12 paesi, raggiungono il livello auspicato per almeno cinque dei dieci obiettivi indicati. La situazione non è differente per i Paesi UE, dove solo 6 dei 22 Paesi membri raggiungono il parametro di riferimento degli obiettivi individuati, tra cui i più complessi appaiono la qualità dei risultati dell’apprendimento e le competenze di studenti e adulti.

Il report evidenzia come: i paesi hanno individuato nuove modalità, oltre la spesa pubblica, per finanziare l’istruzione (spendono una media di 5,2% del loro PIL); gli squilibri di genere persistono e le donne fanno ancora fatica ad entrare in  programmi di dottorato o equivalenti; i sistemi di istruzione svolgono un ruolo fondamentale per l’integrazione degli immigrati nelle loro nuove comunità e nel mercato del lavoro del paese ospitante; istruzione e cura della prima infanzia di elevata qualità migliorano di fatto il rendimento degli studenti nei cicli successivi.

Education a Glance 2016 

La scheda dell’Italia

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